CIPPO FATTORETTO

Era un giorno di inizio settembre e lo possiamo immaginare con il cielo azzurro a dominare le colline striate da vigne cariche di grappoli di uva ormai matura e in procinto di essere raccolta, custodita da saggi alberi di chi e pesche, anch’essi carichi di frutti e di promesse. Un paesaggio calmo e sereno, se non fosse per l’odio di uomini che odiavano altri uomini e che fecero calare le tenebre su tutta la collina. Pietro, giovanissima staffetta partigiana, pedalava veloce con la sua bicicletta per recapitare il rapportino quotidiano al suo comandante e non immaginava di trovarsi a tu per tu con degli impostori, dei falsi compagni, che posero fine alla sua adolescenza in modo barbaro. Altri quattro innocenti quel maledetto giorno furono sterminati per le loro idee: il lattaio Ermanno Mattioli, Giuseppe Gioria, il panettiere Ulderico Broggio e l’ ingegnere Alberto Saini, illuminato imprenditore e benefattore, ucciso per essersi opposto al progetto fascista di insediare un presidio nel Molino. Pietro Fattoretto fu impiccato nel bosco ad una betulla che ancora oggi, morta e priva di foglie, non si stanca di vegliare il cippo a lui dedicato.